giovedì 1 agosto 2013

Il loft dei miei sogni.

Avere un loft a Manhattan, è un sogno che probabilmente non realizzerò mai.
Eppure è talmente bello immaginarlo!

 


Il mio loft lo vorrei agli ultimi piani di un edificio nell' Upper West Side, col portone di accesso principale in una di quelle immense vie piene di negozi e di gente indaffarata, dove il business non dorme mai.


Mi piacerebbe che si affacciasse su Central Park tramite ampie vetrate e che all'ultimo piano, tramite una scala rivestita di lucido mogano, si accedesse ad un giardino pensile, una sorta di piccola oasi verde, dove allestire un solarium e un barbecue con tavolo, sedie e sdraio in stile coloniale, per splendidi party con amici.
Smart-Use-of-Space
L'ingresso del loft con parquet di mogano e pareti bianche, dovrebbe dare immediatamente l'idea della verticalità dell'ambiente e la sensazione di spazi ampi e ben vivibili.

Kitchen

Dovrebbe presentare un grande divano grigio ad angolo con davanti un grande e soffice tappeto bianco, qualche poltrona stile hi-tech, al soffitto un lampadario bianco sferoidale con elementi leggeri, simili a scaglie.
Sulle pareti vorrei uno o due quadri di De Chirico.
Scendendo appena due o tre gradini, mi piacerebbe che si aprisse un confortevole angolo cottura, con tutti gli elettrodomestici ad incasso e gli scaffali bianchi, essenziali, netti, su uno sfondo di piastrelle azzurre ed una penisola di appoggio bianca, ben illuminata da faretti e da un'ampia finestra sul verde di Central Park.

White-Kitchen2

Il bagno dovrebbe essere ricavato nel sottoscala, anch'esso essenziale, ma impreziosito da marmi con venature azzurre e grigie, con doccia munita di idromassaggio e faretti per cromoterapia.

Bathroom-

Esso sarebbe diviso dal vano armadio da una porta a specchio.
Ricaverei un altro vano armadio al piano superiore, perché mi piace poter riporre ordinatamente vestiti, scarpe ed effetti personali.

Bedroom-

Il sottoscala, che porta al piano del giardino, potrebbe contenere scaffali per libri e cassetti.
Il letto a soppalco, sempre in mogano, dovrebbe potersi sollevare, per contenere e nascondere dentro biancheria e coperte, mentre sulle pareti vorrei qualche poster dei miei cani.

Space-And-Closet

In questo vano la luce sarebbe garantita dall'ampia porta a vetro, che conduce al giardino, vero punto forte del loft.

Bed-Near-Staircase

Ecco il mio micro-loft, essenziale, funzionale, confortevole, centrale, allegro e solare, ma veramente elegante.


lunedì 15 luglio 2013

Linea protezione solare Ultrasun

Per gentile concessione di QVC Italia, che mi ha inviato alcuni prodotti, al fine di testarli e trascrivere le mie impressioni, oggi parlerò della linea protezione solare Ultrasun.
Testare questi prodotti, per me non è una novità.
Uso Ultrasun da almeno due anni.
Amo tantissimo d’estate abbronzarmi e la linea Ultrasun è la migliore, che abbia mai provato.
Innanzitutto la texture non unge né impasta la pelle, cosa molto importante per chi non ama sudare sotto l’untuosità delle creme.
Si assorbe velocemente e non fa aderire alla pelle la sabbia, evitando così quell’odioso effetto “cotoletta impanata”, che molte altre creme protettive causano.
Se ho fretta e non ho tempo di stendere la crema sul corpo, opto volentieri per la protezione spray Ultrasun 50.
In tal modo sono protetta tutto il giorno, senza un minimo di manutenzione.
Comunque sia, stendo sul mio corpo i prodotti Ultrasun, qualche minuto prima di uscire di casa.
Così non appesantisco la mia sacca da mare con barattoli e tubetti, che rischierei, oltretutto, di smarrire in spiaggia.
Mi bagno tranquillamente, prendo il sole, poi mi ribagno tutta la giornata, senza più preoccuparmi di dover stendermi sul corpo creme.
I prodotti Ultrasun sono inodore, quindi adatti anche agli uomini, o a chi non vuole lasciare scie fastidiose di profumo tra gli ombrelloni.
La loro validità è di tre anni, essendo l’erogazione del contenuto sottovuoto.
Ciò per me è un grande vantaggio, anche economico.
Quest’anno posso usare tranquillamente le protezioni solari dell’anno scorso, senza doverle buttar via  e comperarne delle nuove.

La mia protezione preferita è Ultrasun SPF 20 sensitive con glitter.
Questa emulsione, oltre ad assorbirsi velocemente, deposita sulla pelle microscopiche porzione di minerale, che rendono la pelle lucente, bellissimo effetto sulla pelle non ancora dorata dal sole oppure già abbronzata.
Uso Ultrasun Ultralip  tutto l’anno, perché questo lipstick protegge perfettamente le labbra, non solo dal sole, ma anche dal freddo e dal vento, non appiccica e posso coprirlo col mio rossetto abituale.
Uso tutto l’anno anche Ultrasun SPF 30 Face, perché oltre a proteggermi viso e collo dai raggi dannosi, funge benissimo da primer sotto il fondotinta.

sabato 13 luglio 2013

La minigonna - 3^ parte

Con alterne vicende la minigonna riesce a sopravvivere fino agli anni novanta e duemila, grazie anche all’uso che ne fanno le attrici in film allora in voga come Friends, Melrose Place, Sex and the City.

In una sequenza di Basic Instict, in cui Sharon Stone indossa un corto tubino senza biancheria intima, la minigonna arriva alle estreme conseguenze della seduzione.

Anche Non è la Rai, famoso programma televisivo di quegli anni, diventa centro di polemica, perché presenta adolescenti omologate in minigonna.

Nella prima decade degli anni duemila, accanto ai pantaloni a vita bassa in genere di cattivo gusto se non addirittura volgari, la minigonna continua a passare per le strade.
Spesso, nei mesi invernali, viene indossata con leggings, fuseax o pesanti collant.
Questo permette alle donne, non giovanissime di indossarla.

Nel 2005 in Gran Bretagna la catena di grandi magazzini Harvey Nichols fece un sondaggio per individuare il capo più amato dai propri clienti: la minigonna ottenne il primo posto.
Oggi la minigonna ha perso il suo valore simbolico controverso di liberazione-schiavitù della donna.
Ma alcuni paesi a maggioranza islamica da ben cinquant’anni non ne cessano il divieto.

mercoledì 3 luglio 2013

La minigonna - 2^ parte

Si dice che la minigonna venne inventata nel 1963 dalla stilista inglese Mary Quant, che si ispirò all’automobile Mini.

Ma anche altri stilisti come il francese André Courrèges o il californiano di adozione Rudi Gernreich negli anni 60 ebbero la stessa ispirazione di accorciare le gonne.
Del resto la stessa Mary Quant affermò che la minigonna è stata inventata dalla strada.
La ribellione dei giovani ai periodi precedenti, la facilità e l’economicità di produrre questi capi, fecero sì che la minigonna si diffondesse facilmente sia nella quotidianità che nell’alta moda.
Lo stilista André Courrèges presentò una minigonna meno aderente e portata con stivaletti per un outfit d’alta moda.
Diversi fotografi come Helmut Newton e Richard Avedon immortalarono modelle come Twiggy in minigonna e abiti molto corti.

La modella Jean Shrimpton fu oggetto di scandalo nel 1965, poiché si presentò all’ippodromo di Melbourne, dove si svolgeva il Victoria Derby, con un miniabito di Colin Rolfe, senza calze, né guanti, né cappello, mentre era circondata da donne più anziane, vestite in maniera tradizionale.

La minigonna si associava bene allo spirito di ribellione di quegli anni.
In alcuni movimenti femministi la minigonna venne associata all’atto del bruciare il reggiseno, come protesta contro i simboli della donna tradizionale.
La moda della minigonna e in genere le mode legate alla Swinging London, originarie del blocco occidentale, si diffusero negli Stati Uniti.
Mentre in Cina, dove era in atto la Rivoluzione Culturale, la minigonna venne rigettata come simbolo della “depravazione” dell’Occidente capitalista.

In Italia la minigonna iniziò a diffondersi nel 1966, ma spesso scandalizzava l’opinione pubblica e veniva per lo più riservata per i locali da ballo.
Nel 1967 Nicola Adelfi scrisse un articolo su La Stampa, in cui sosteneva che la minigonna è un passo indietro nella lotta per la parità dei diritti della donna, rendendola un mero oggetto di attrazione sessuale.
Sempre nel 1967 la polizia francese accusò la minigonna di favorire gli atti di violenza sulle donne, stimati in aumento, mentre il ministro dell’istruzione Alain Peyrefitte chiese il ritorno alla gonna lunga nelle scuole, suscitando polemiche anche da parte dei presidi.
La Santa Sede ritenne la minigonna un abito “degradante” nei confronti delle donne.
Le autorità vaticane vietarono l’accesso alle donne, colle gonne sopra il ginocchio, nella Basilica di San Pietro e nei Musei Vaticani.
Nel 1969 venne da lì respinta la principessa del Belgio, Paola Ruffo di Calabria.
   

domenica 30 giugno 2013

La minigonna - 1^ parte

La “minigonna” è un argomento meno banale di quanto sembri.
Essa attraversa buona parte della storia del costume femminile e il suo affermarsi e la sua evoluzione rappresentano, per sommi capi, l’evoluzione e la presa di  coscienza della donna, del suo ruolo in società e dei suoi diritti.


A partire dalla fine del XIX secolo i primi movimenti femministi ritenevano le gonne di allora troppo pesanti ed ingombranti.
La femminista francese Hubertine Auclert creò la Lega per le gonne corte a favore di un abbigliamento femminile più comodo.

 
Durante la prima guerra mondiale le donne, che dovevano lavorare in fabbrica al posto dei mariti al fronte, cominciarono ad indossare pantaloni e gonne più corte e pratiche.
Negli anni venti, a causa di alcune gonne, che cominciavano a mostrare le ginocchia, negli Stati Uniti vennero varate leggi per regolare la lunghezza minima della gonna.


Nel dopoguerra la stilista Coco Chanel abbandonò l’uso del corsetto e ridusse la gonna fin sotto il ginocchio, impiegando anche il tessuto jersey, fino allora appannaggio delle classi più proletarie.

Progetti questi che, oltre a permettere una vestibilità più comoda, permisero una diffusione commerciale più facile e la nascita del pret-à-porter.
La risposta da parte delle donne, sia pur in eventi eccezionali, non si fece attendere.
Durante i Giochi delle VII Olimpiadi del 1920 la tennista francese Suzanne Lenglen indossò una gonna fino al ginocchio, ideata dallo stilista Jean Patou.


Nei II Giochi Olimpici invernali del 1928 la pattinatrice norvegese Sonja Henie, per prima in quello sport, indossò una gonna corta, che le permetteva di muoversi più agevolmente.

Il mondo dello spettacolo non rimase indietro, e Josephine Baker si esibì con un corto gonnellino fatto da un casco di banane, mentre Marilyn Monroe e Ava Gardner apparvero in gonnellini ridotti.

Gli anni quaranta furono segnati da un ritorno a gonne più lunghe, con ampio uso di tessuto, come dimostra la moda del dopoguerra di stilisti come Christian Dior.   

venerdì 21 giugno 2013

Alchimia Natura Cosmetici Bio-Ecologici

Per chi ama il bio a tutto tondo, oggi voglio parlarvi di una piccola azienda artigianale modenese, che cura la propria produzione di cosmetici dalla coltivazione delle materie prime, alla lavorazione, fino alla commercializzazione dei prodotti.

Questa azienda, che si chiama Alchimia Natura, mi ha gentilmente inviato tre tester, al fine di esprimere le mie impressioni.

Documentandomi sulla suddetta azienda, ho letto che i titolari sono due persone giovani, laureati nel settore della Chimica e Farmacia, con esperienza lavorativa consolidata nel settore della cosmesi e della erboristeria.


Quello che mi ha subito colpito, è che loro stessi coltivano le piante officinali secondo i principi della biodinamica, nel pieno rispetto delle stesse piante e dell’ambiente.

Non utilizzano prodotti di derivazione petrolifera, siliconi, conservanti aggressivi o coloranti nei loro cosmetici.
Cosa importantissima per me,  Alchimia Natura aderisce allo standard Cruelty-Free di Vivo.
Sono comunque prodotti con una alta concentrazione di principi attivi, e quindi dovrebbero essere efficaci e utilizzabili in piccole quantità.
Mi sembra anche che l’impegno e la passione dei titolari nel loro lavoro, sia confermata dalle conferenze, convegni e da tutte le attività correlate da loro promosse, per coinvolgere addetti ai lavori e non.

Venendo al particolare dei tester da me inviati dalla ditta Alchimia Natura, oggi ho fatto la doccia, usando Montezuma Bagnodoccia al cioccolato e scorzetta d’arancio.


Premetto che ero un po’ titubante ad usare un bagnodoccia al cioccolato, dal momento che io non sono ghiotta di cioccolato e precedentemente cosmetici al cioccolato non mi erano piaciuti.
Questo bagnoschiuma, emulsionato coll’acqua, ha sprigionato una schiuma soffice, che si è ben distribuita sul corpo.
Il profumo mi è parso delicato.
All’inizio ho sentito un leggero aroma di cacao e dopo quello agrumato dell’arancio, in una conseguenza ben equilibrata.
Dopo la doccia, la pelle mi risultava morbida.

Ho poi applicato sul corpo, ancora umido, la crema Mediterranea Nutriente.
Al tatto è una crema consistente, ma una volta stesa, si assorbe facilmente.
La prima impressione è quella di stendersi sulla pelle un concentrato di natura, una spremuta di piante officinali.
Penso sia una crema molto utile per dare sollievo ad una pelle arida.

Dato che la pelle del mio viso mal sopporta le creme, ho testato la Crema Viso alla Vitamina C Antiossidante sul collo.

Anche questa è una crema corposa, ma di facile stesura.
Dato che ho sul collo zone iperpigmentate con sotto capillari in evidenza, continuerò ad applicarla, per vedere come funziona in una situazione particolarmente difficile.
Spero mi attenui le macchie e calmi le infiammazioni.

venerdì 19 aprile 2013

A confronto due mascara: Revitalash e Mally


Ambedue questi mascara danno ottime prestazioni.
Vestono bene le ciglia, senza appesantirle.
Dalla stesura facile, separano bene le ciglia, le allungano e le fanno sembrare più folte.

 

Il mascara di Mally dà un ottimo risultato con poche passate e dura tutto il giorno.

Il mascara Revitalash ha bisogno di qualche passata in più, per dare un ottimo effetto, ma incurva le ciglia di più di quello di Mally, specialmente se lo si usa dopo il primer per ciglia dello stesso brand.

Il mascara Revitalash dà un aspetto più teatrale alle ciglia e serve meglio se vogliamo l’effetto dell’occhio da cerbiatta.

Ambedue sono sopportabili tutto il giorno anche da occhi sensibili.
Non sono waterproof e si tolgono facilmente con una buona lozione struccante per occhi.