Da un brand cosmetico francese, vecchia gloria di profumerie per acquirenti disposte a pagare a caro prezzo una illusione dal nome esotico, ecco una “penna bacchetta magica” che promette di cancellare rughe e rughette attorno agli occhi, sulla fronte, attorno alla bocca ecc. ecc.
Questo affascinante tubetto metallico contiene un pennellino intinto in una lozione lattiginosa a base di Botufix ( altro suggestivo nome creato da Gatineau e non ben definito da altro) e collagene marino.
Passando il pennellino sulle rughe e massaggiando leggermente questa lozione, i piccoli solchi della pelle dovrebbero riempirsi e distendersi in un batter d’occhio e, con la costanza, anche con effetto duraturo.
Non è una esclusiva della televendita QVC, come da loro stessi dichiarato, perché lo vende anche una profumeria sotto casa mia.
Io l’ho testato qualche mese fa, e per qualche tempo mi era sembrato ci fosse un leggero miglioramento sulle “zampe di gallina” attorno agli occhi.
Poi, dopo averlo usato con costanza ed aver consumato l’intero tubetto, mi sono detta che, se ne avessi comperata un’altra confezione al prezzo di 50 euro, il mio cervello avrebbe dimostrato di essere molto più piccolo di quello di una “gallina”.
martedì 22 gennaio 2013
domenica 13 gennaio 2013
La camicia 3 parte
Vagliare l’acquisto di una camicia è molto complesso, non bisogna dimenticare l’importanza del polsino.
Il polsino con un bottone è il più pratico e moderno, si può indossare in tutte le occasioni.
Il polsino con due bottoni è più elegante ed adatto alle occasioni formali.
Il polsino doppio per gemelli è un polsino alto il doppio di un polsino normale.
Si ripiega su se stesso ed ha delle asole, da cui passare i gemelli, per allacciarlo.
E’ il polsino più elegante ed adatto a tutte le occasioni formali o solenni.
Il polsino singolo da gemelli, è un semplice polsino con asole per gemelli al posto dei bottoni.
E’ un polsino raffinato, ma meno elegante di quello doppio.
Cosa importante: il polsino deve uscire almeno di un centimetro dalla manica della giacca e poggiar bene sul polso.
Il polsino con un bottone è il più pratico e moderno, si può indossare in tutte le occasioni.
Il polsino doppio per gemelli è un polsino alto il doppio di un polsino normale.
Si ripiega su se stesso ed ha delle asole, da cui passare i gemelli, per allacciarlo.
E’ il polsino più elegante ed adatto a tutte le occasioni formali o solenni.
Il polsino singolo da gemelli, è un semplice polsino con asole per gemelli al posto dei bottoni.
E’ un polsino raffinato, ma meno elegante di quello doppio.
Cosa importante: il polsino deve uscire almeno di un centimetro dalla manica della giacca e poggiar bene sul polso.
mercoledì 2 gennaio 2013
La camicia 2 parte
Senz’altro il tipo di colletto della camicia è una delle prime cose da considerare, quando si decide di comperare una camicia.
Il collo a punta (straight point) è un must have nell’armadio dell’uomo.
Può essere rigido, cioè dentro possono essere inserite delle stecche, e diventa un capo elegante e formale.
Così può essere indossato con il doppio petto, con giacca a tre bottoni, con gilet o con maglioncini con scollo a V.
Togliendo le stecche, può essere portato slacciato o con sotto una sciarpa di seta annodata in maniera informale.
Il colletto alla francese (English cutaway) ha le punte molto aperte e ampie.
A dispetto del nome, fu lanciato dal duca di Windsor, che lo abbinava a cravatta annodata allo scappino.
In effetti è portato da chi ama l’abbigliamento formale, con cravatte dai nodi morbidi e abbondanti.
Di quest’ultimo esiste anche la variante extra-wide, un cult per gli appassionati, è possibile portarlo slacciato, senza cravatta, di grande impatto ma quasi introvabile.
Qualunque sia il tipo di colletto, la sua circonferenza è di vitale importanza.
Il collo deve ruotare comodamente in esso, senza che le punte si sollevino.
Il colletto, abbottonato, deve lasciare, rispetto al collo, lo spazio sufficiente, per potervi inserire il dito mignolo.
Il bordo esterno e la punta del colletto devono essere coperti dal risvolto della giacca.
Per questo il colletto alla francese è sempre elegante, perché non spunta dal risvolto della giacca.
Questo difetto ad ogni modo non si presenta mai nelle giacche di buona fattura.
Mentre visto di profilo, il colletto deve potersi vedere sulla nuca, senza essere nascosto dalla giacca.
Il collo a punta (straight point) è un must have nell’armadio dell’uomo.
Può essere rigido, cioè dentro possono essere inserite delle stecche, e diventa un capo elegante e formale.
Così può essere indossato con il doppio petto, con giacca a tre bottoni, con gilet o con maglioncini con scollo a V.
Togliendo le stecche, può essere portato slacciato o con sotto una sciarpa di seta annodata in maniera informale.
Il colletto alla francese (English cutaway) ha le punte molto aperte e ampie.
A dispetto del nome, fu lanciato dal duca di Windsor, che lo abbinava a cravatta annodata allo scappino.
In effetti è portato da chi ama l’abbigliamento formale, con cravatte dai nodi morbidi e abbondanti.
Di quest’ultimo esiste anche la variante extra-wide, un cult per gli appassionati, è possibile portarlo slacciato, senza cravatta, di grande impatto ma quasi introvabile.
Qualunque sia il tipo di colletto, la sua circonferenza è di vitale importanza.
Il collo deve ruotare comodamente in esso, senza che le punte si sollevino.
Il colletto, abbottonato, deve lasciare, rispetto al collo, lo spazio sufficiente, per potervi inserire il dito mignolo.
Il bordo esterno e la punta del colletto devono essere coperti dal risvolto della giacca.
Per questo il colletto alla francese è sempre elegante, perché non spunta dal risvolto della giacca.
Questo difetto ad ogni modo non si presenta mai nelle giacche di buona fattura.
Mentre visto di profilo, il colletto deve potersi vedere sulla nuca, senza essere nascosto dalla giacca.
venerdì 28 dicembre 2012
La camicia. 1 parte
Le origini della camicia, come capo d’abbigliamento, si perdono nella notte dei tempi.
Forse già presente nei secoli della Repubblica Romana, è senz’altro nota nel Medioevo, sotto il nome latino di “subucula”.
In realtà in quei tempi la camicia serviva ad isolare la pelle dalla tunica, che fungeva da vero e proprio vestito.
Il cotone, con cui veniva già confezionata, serviva bene come protezione intima, nei secoli in cui l’igiene personale non era di certo una esigenza primaria.
Ma la più versatile e valida ancora oggi è il modello “button down”.
L’ispirazione di questo tipo di colletto, fissato nelle sue due punte con due rispettivi bottoni, viene forse dalle partite di polo, dove i giocatori avevano i colletti delle magliette fissato, per impedire che svolazzassero.
Oppure da una giornata ventosa, passata su un traghetto dal suo inventore, che, infastidito dallo svolazzare delle punte, le fissò con dei bottoni di madreperla.
Comunque la “button down” può essere indossata sia in maniera informale aperta sul collo, sia in maniera formale con cravatta o papillon.
Forse già presente nei secoli della Repubblica Romana, è senz’altro nota nel Medioevo, sotto il nome latino di “subucula”.
In realtà in quei tempi la camicia serviva ad isolare la pelle dalla tunica, che fungeva da vero e proprio vestito.
Il cotone, con cui veniva già confezionata, serviva bene come protezione intima, nei secoli in cui l’igiene personale non era di certo una esigenza primaria.
Dal 1300 questo indumento doveva diventare indispensabile, se veniva rappresentato da pittori come il Caravaggio e da opere come il Decameron.
Nel 1500 si puntava l’attenzione sul colletto: i colletti piatti a “l’italienne”, quelli a forma di “lattuga”, quelli a “gorgiera”, che richiedevano anche undici metri di stoffa.
Nel 1843 nasce la famosa “camicia rossa” dei garibaldini.

Nei secoli successivi la camicia diventa sempre più un capo usato, specialmente dal mondo maschile.
Nascono così vari modelli, che il cinema hollywoodiano fa conoscere tramite le sue star: candide camicie a maniche fluenti indossate da Rodolfo Valentino, le “Oxford” portate da Humphrey Bogart sotto il suo celebre impermeabile, la camicia far west di John Wayne o le mitiche camicie havaiane sfoggiate da Tom Sellek nella celebre serie “Magnum P.I.” degli anni ’80.
Nascono così vari modelli, che il cinema hollywoodiano fa conoscere tramite le sue star: candide camicie a maniche fluenti indossate da Rodolfo Valentino, le “Oxford” portate da Humphrey Bogart sotto il suo celebre impermeabile, la camicia far west di John Wayne o le mitiche camicie havaiane sfoggiate da Tom Sellek nella celebre serie “Magnum P.I.” degli anni ’80.
Ma la più versatile e valida ancora oggi è il modello “button down”.
L’ispirazione di questo tipo di colletto, fissato nelle sue due punte con due rispettivi bottoni, viene forse dalle partite di polo, dove i giocatori avevano i colletti delle magliette fissato, per impedire che svolazzassero.
Oppure da una giornata ventosa, passata su un traghetto dal suo inventore, che, infastidito dallo svolazzare delle punte, le fissò con dei bottoni di madreperla.
Comunque la “button down” può essere indossata sia in maniera informale aperta sul collo, sia in maniera formale con cravatta o papillon.
mercoledì 19 dicembre 2012
La maglia di cashmere. 2 parte
In Italia esistono parecchi marchi cult, che confezionano e commercializzano capi in cashmere.
Purtroppo con l’andar del tempo e la messa in commercio anche negli outlet, non sempre essi riescono a mantenere la qualità, per cui sono diventati famosi.
Malo, un brand fiorentino, nato nel 1972, in pochi anni si afferma per la produzione di maglieria in cashmere di lusso.
Per Malo il lusso è invisibile, materia intima e segreta della sua produzione dal sapore artigianale.
Loro Piana è un brand forte di ben sei generazioni, ha le sue radici in commercianti di lana all’inizio del diciannovesimo secolo.
Brunello Cuccinelli nel 1978 immette per primo sul mercato il cashmere colorato.
Brunello Cuccinelli è uno dei pochi produttori che crea i suoi capi interamente in Italia.
Ballantyne inventa i rombi di cashmere nei suoi maglioni, inizialmente solo maschili, dando così eleganza e raffinatezza a capi per persone pratiche e dinamiche.
giovedì 13 dicembre 2012
La maglia di cashmere. 1 parte
Morbido, avvolgente, sottile, caldo, il capo in maglia di cashmere è una delle cose più rassicuranti in una rigida mattina d’inverno.
Vestire un maglione dolce vita di cashmere, è un piacere privato, che crea dipendenza.
Status simbol fin dai tempi degli Antichi Romani, nella Gran Bretagna e nella Francia ottocentesca vestire una stola di cashmere, voleva dire essere raffinati e ricercati al tempo stesso.
I costi di questo lusso dovevano essere elevati già allora, se Balzac in una novella lascia indecisa una ricca signora inglese tra l’acquisto di uno scialle in cashmere o quello di una carrozza.
Questo elegante comfort ci deriva storicamente da grandi Paesi lontani, da civiltà senza eguali, mondi tutti a sé, come la Cina, la Mongolia, l’Iran, il Tibet.
Lì vive la capra da cashmere, o capra dal “vello d’oro”, frutto di lunghe selezioni genetiche, che è in grado di produrre questa preziosa lanugine, sottilissima, anche di 14 micron, ma con un potere isolante dieci volte superiore quello della lana.
La pashmina è un tessuto totalmente cashmere, talmente morbido e leggero da passare all’interno di un anello.
Si ottiene dalle capre degli altopiani dell’Himalaya, con un processo lungo e costoso.
Il prezzo commerciale di un foulard di pashmina può oltrepassare le duecento euro.
Gli autori di numerosi articoli di riviste come ” Vogue” o film come ” Sex and the City”,, affermano che la pashmina è uno degli accessori più richiesti del nostro tempo.
Mi sembra una buona idea indossare un bel maglione di cashmere, magari a collo alto, con un filo di perle bianche o, se si vuole essere più sofisticati, rosa.
Saremo pratiche ed eleganti per tutto il giorno ad un tempo stesso.
Vestire un maglione dolce vita di cashmere, è un piacere privato, che crea dipendenza.
Status simbol fin dai tempi degli Antichi Romani, nella Gran Bretagna e nella Francia ottocentesca vestire una stola di cashmere, voleva dire essere raffinati e ricercati al tempo stesso.
I costi di questo lusso dovevano essere elevati già allora, se Balzac in una novella lascia indecisa una ricca signora inglese tra l’acquisto di uno scialle in cashmere o quello di una carrozza.
Questo elegante comfort ci deriva storicamente da grandi Paesi lontani, da civiltà senza eguali, mondi tutti a sé, come la Cina, la Mongolia, l’Iran, il Tibet.

Lì vive la capra da cashmere, o capra dal “vello d’oro”, frutto di lunghe selezioni genetiche, che è in grado di produrre questa preziosa lanugine, sottilissima, anche di 14 micron, ma con un potere isolante dieci volte superiore quello della lana.
La pashmina è un tessuto totalmente cashmere, talmente morbido e leggero da passare all’interno di un anello.
Si ottiene dalle capre degli altopiani dell’Himalaya, con un processo lungo e costoso.
Il prezzo commerciale di un foulard di pashmina può oltrepassare le duecento euro.
Gli autori di numerosi articoli di riviste come ” Vogue” o film come ” Sex and the City”,, affermano che la pashmina è uno degli accessori più richiesti del nostro tempo.
Questo ci fa capire come ci sia da diffidare di capi in cashmere a buon mercato.
Magari in questi capi economici il cashmere è presente, ma in piccola percentuale, mescolato ad altri filati o addirittura “cerato”, per simulare una morbidezza e lucentezza inesistente.
Il vero cashmere non deve fare “ pallini ”.
Al tatto deve essere soffice, elastico e quasi impalpabile, se lo si stringe in una mano, deve poi subito tornare alle dimensioni originali.
Non deve essere peloso, perché il suo filato è sottile ma lungo.
Nei maglioni più belli ci sono solo due porzioni di maglia, cucite assieme da punti invisibili, magari artigianalmente a mano.
In tal modo il maglione non si sformerà o smaglierà, specialmente nei punti di attrito, come il collo o sotto le ascelle.
Difficile da trovare, quanto apprezzata, è la lavorazione del cashmere in Italia.
In genere la lavorazione di questo filato avviene in Cina, in maniera meno accurata e con macchinari meno perfezionati.
Magari in questi capi economici il cashmere è presente, ma in piccola percentuale, mescolato ad altri filati o addirittura “cerato”, per simulare una morbidezza e lucentezza inesistente.
Il vero cashmere non deve fare “ pallini ”.
Al tatto deve essere soffice, elastico e quasi impalpabile, se lo si stringe in una mano, deve poi subito tornare alle dimensioni originali.
Non deve essere peloso, perché il suo filato è sottile ma lungo.
Nei maglioni più belli ci sono solo due porzioni di maglia, cucite assieme da punti invisibili, magari artigianalmente a mano.
In tal modo il maglione non si sformerà o smaglierà, specialmente nei punti di attrito, come il collo o sotto le ascelle.
Difficile da trovare, quanto apprezzata, è la lavorazione del cashmere in Italia.
In genere la lavorazione di questo filato avviene in Cina, in maniera meno accurata e con macchinari meno perfezionati.
Mi sembra una buona idea indossare un bel maglione di cashmere, magari a collo alto, con un filo di perle bianche o, se si vuole essere più sofisticati, rosa.
Saremo pratiche ed eleganti per tutto il giorno ad un tempo stesso.
mercoledì 5 dicembre 2012
Revlon Just Bitten Kissable
Da una marca seria e consolidata come Revlon, ecco un balsamo per labbra sotto forma di matitone.
E’ un matitone retrattile, molto comodo, perché non bisogna fare la punta, idrata e protegge le labbra, senza farle sentire appiccicate.
Io lo uso come base, su cui stendere il rossetto o il gloss, per farli durare di più e rendere il colore più evidente.
L’ho acquistato nel colore più tenue e naturale: honey.
Se ho particolarmente fretta, lo uso da solo al posto della matita contorno labbra e del rossetto.
E’ un matitone retrattile, molto comodo, perché non bisogna fare la punta, idrata e protegge le labbra, senza farle sentire appiccicate.
Colora le labbra in maniera discreta ma luminosa ed è declinato in dodici nuance.
E’ facile da stendere sulle labbra e dona loro anche un certo turgore.
Io lo uso come base, su cui stendere il rossetto o il gloss, per farli durare di più e rendere il colore più evidente.
L’ho acquistato nel colore più tenue e naturale: honey.
Se ho particolarmente fretta, lo uso da solo al posto della matita contorno labbra e del rossetto.
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