bareMinerals Ready palettes, sono delle palette di quattro ombretti.
A differenza degli ombretti tradizionali di bareMinerals, che sono in polvere libera, questi sono compatti.
Ma mantengono egregiamente le qualità di naturalezza, leggerezza e definizione di quelli in polvere.
La nuova formulazione, oltre alle polveri minerali, contiene antiossidanti, caffeina e ingredienti derivati dal cetriolo e dall’olio di borragine.
La loro presentazione pressata, fa sì che siano comodi da utilizzare, senza che le polveri possano spargersi altrove.
La loro composizione leggermente più pastosa delle polveri libere, permette loro di non insinuarsi nelle pieghe e rughette e di camuffare meglio gonfiori ed occhiaie.
Per questo sono adatti a tutte le età e a tutti i tipi di pelle.
Saranno molto amati per la loro praticità, facilità di applicazione e per il packaging sottile e antiscivolo.
Potranno essere usati in qualsiasi stagione, senza temere che colino per il sudore o si sfaldino col passare delle ore.
sabato 17 novembre 2012
lunedì 12 novembre 2012
Il mondo dei jeans. 2^ parte
Come la maggior parte delle persone, ho indossato jeans di tutti i tipi e marche.
Attualmente, gli unici che mi soddisfano pienamente, sono i Jacob Cohen.
Adoro la morbidezza del loro tessuto, la vestibilità, le rifiniture accurate.
L’inventore dei jeans Jacob Cohen è l’italiano Nicola Bardella, titolare di un’azienda in provincia di Rovigo, che l’anno passato ha fatturato 50 milioni di euro.
I suoi jeans, chiamati Jacob Cohen in onore di Jacob Davis, l’ottocentesco sarto primo ad utilizzare dei rivetti di rame per fissare meglio le tasche e rendere l’indumento più resistente, si possono definire “sartoriali”.
Sono dei jeans con bottoni e rivetti placcati d’argento e i passanti cuciti a mano.
Inoltre ciascun paio di pantaloni viene venduto corredato di un piccolo raffinato foulard in fantasia e di un sacchetto in raso bianco logato, con dentro il filo del giusto colore per l’orlo, bottoni di ricambio e delle pietruzze per lucidare l’argento dei bottoni.
Per questi motivi sono distribuiti ed apprezzati in tutta Europa, Giappone e ultimamente in Nord America e Scandinavia.
Speriamo che continuino ad esistere, nonostante il prematuro decesso dell’inventore.
Io li acquisto in un caratteristico negozio del centro storico della mia città, dove li ho conosciuti, grazie ad una competente quanto simpatica commessa di nome Viviana.
Attualmente, gli unici che mi soddisfano pienamente, sono i Jacob Cohen.
Adoro la morbidezza del loro tessuto, la vestibilità, le rifiniture accurate.
L’inventore dei jeans Jacob Cohen è l’italiano Nicola Bardella, titolare di un’azienda in provincia di Rovigo, che l’anno passato ha fatturato 50 milioni di euro.
I suoi jeans, chiamati Jacob Cohen in onore di Jacob Davis, l’ottocentesco sarto primo ad utilizzare dei rivetti di rame per fissare meglio le tasche e rendere l’indumento più resistente, si possono definire “sartoriali”.
Inoltre ciascun paio di pantaloni viene venduto corredato di un piccolo raffinato foulard in fantasia e di un sacchetto in raso bianco logato, con dentro il filo del giusto colore per l’orlo, bottoni di ricambio e delle pietruzze per lucidare l’argento dei bottoni.
Per questi motivi sono distribuiti ed apprezzati in tutta Europa, Giappone e ultimamente in Nord America e Scandinavia.
Speriamo che continuino ad esistere, nonostante il prematuro decesso dell’inventore.
Io li acquisto in un caratteristico negozio del centro storico della mia città, dove li ho conosciuti, grazie ad una competente quanto simpatica commessa di nome Viviana.
mercoledì 7 novembre 2012
Il mondo dei jeans. 1^parte
Il tessuto dei jeans non ha di certo nobili origini.
E’ nei suoi natali intimamente imparentato con quelle stoffe umili, che genericamente si definiscono “fustagni”.
Questi tessuti, grezzi e robusti, dovevano soddisfare le popolazioni dei lavoratori.
Nel Medio Evo venivano prodotti da contadini, reclutati nelle campagne e non iscritti ad alcuna corporazione, che tessevano durante le pause dal lavoro dei campi.
L’archetipo del blue jeans nasce a Genova attorno al 1500, quando col termine “blue de Genes” i Francesi indicavano un particolare tipo di telone, di colore blu, utilizzato per coprire le merci sulle navi.
E forse questo tessuto, particolarmente resistente alle intemperie durante i viaggi in mare, veniva fabbricato nella città francese di Nimes, da cui derivò la parola denim (De Nimes), con cui ancora oggi viene chiamato questo tessuto.
Proprio con esso i “camali du portu” di Genova facevano i loro pantaloni da lavoro.
La storia tramanda che anche Giuseppe Garibaldi, già stato un marinaio, indossasse, come molti altri garibaldini, un paio di jeans durante la battaglia di Marsala.
A partire dal 1850 il termine jeans non indica solo più un tessuto, ma un determinato modello di pantaloni.
In Europa questo indumento da lavoro si diffonde alla fine della Seconda Guerra Mondiale, colle armate americane vincitrici.
Dopo gli anni ’50 i giovani cominciano a vestire, molto saltuariamente, i jeans, tanto per sentirsi simili ai loro idoli americani del cinema e del rock’n’roll come James Dean e Elvis Presley.
In effetti durante l’esplosione del movimento hippy, i jeans divennero uno dei simboli della ribellione, assieme ai capelli e alle basette lunghe.
Durante gli anni ’90, colla fine della contestazione, i jeans conobbero un periodo sfortunato, tanto che la storica fabbrica Levi’s rischiò il fallimento.
Nel 2000 tutti sappiamo come ancora i jeans si difendano egregiamente.
Sportivi od eleganti, semplici o impreziositi, larghi o stretti, lunghi o corti, tutti noi li vestiamo, quasi giornalmente, a torto o a ragione, con pessimo o ottimo gusto.
E’ nei suoi natali intimamente imparentato con quelle stoffe umili, che genericamente si definiscono “fustagni”.
Questi tessuti, grezzi e robusti, dovevano soddisfare le popolazioni dei lavoratori.
Nel Medio Evo venivano prodotti da contadini, reclutati nelle campagne e non iscritti ad alcuna corporazione, che tessevano durante le pause dal lavoro dei campi.
L’archetipo del blue jeans nasce a Genova attorno al 1500, quando col termine “blue de Genes” i Francesi indicavano un particolare tipo di telone, di colore blu, utilizzato per coprire le merci sulle navi.
E forse questo tessuto, particolarmente resistente alle intemperie durante i viaggi in mare, veniva fabbricato nella città francese di Nimes, da cui derivò la parola denim (De Nimes), con cui ancora oggi viene chiamato questo tessuto.
Proprio con esso i “camali du portu” di Genova facevano i loro pantaloni da lavoro.
La storia tramanda che anche Giuseppe Garibaldi, già stato un marinaio, indossasse, come molti altri garibaldini, un paio di jeans durante la battaglia di Marsala.
A partire dal 1850 il termine jeans non indica solo più un tessuto, ma un determinato modello di pantaloni.
Infatti Levi’s Strauss a San Francisco crea un modello di pantaloni, a cinque tasche, molto resistente,
per cercatori d’oro.
In Europa questo indumento da lavoro si diffonde alla fine della Seconda Guerra Mondiale, colle armate americane vincitrici.
Dopo gli anni ’50 i giovani cominciano a vestire, molto saltuariamente, i jeans, tanto per sentirsi simili ai loro idoli americani del cinema e del rock’n’roll come James Dean e Elvis Presley.
Durante la fine degli anni sessanta, ricordo ancora, come in un sogno, i negozietti di jeans sotto la ferrovia, che passa attraverso Genova-Sampierdarena.
Qui i ragazzi diciottenni, di nascosto dai genitori, comperavano il proibito oggetto di desiderio.
A quell’epoca io non ero ancora in grado di uscire da sola, per comperare un paio di pantaloni.
Ma ricordo come fossi soddisfatta per le tragedie, che scoppiavano in casa, quando mio zio portava un paio di jeans.
Qui i ragazzi diciottenni, di nascosto dai genitori, comperavano il proibito oggetto di desiderio.
A quell’epoca io non ero ancora in grado di uscire da sola, per comperare un paio di pantaloni.
Ma ricordo come fossi soddisfatta per le tragedie, che scoppiavano in casa, quando mio zio portava un paio di jeans.
In effetti durante l’esplosione del movimento hippy, i jeans divennero uno dei simboli della ribellione, assieme ai capelli e alle basette lunghe.
Durante gli anni ’90, colla fine della contestazione, i jeans conobbero un periodo sfortunato, tanto che la storica fabbrica Levi’s rischiò il fallimento.
Nel 2000 tutti sappiamo come ancora i jeans si difendano egregiamente.
Sportivi od eleganti, semplici o impreziositi, larghi o stretti, lunghi o corti, tutti noi li vestiamo, quasi giornalmente, a torto o a ragione, con pessimo o ottimo gusto.
giovedì 1 novembre 2012
Il tubino nero, ovvero il sottile fascino dello stile bon ton
Un must have di quest’inverno è: il tubino nero.
Se la moda oscilla tra lo stile trasgressivo e il rassicurante stile bon ton, nulla , meglio del tubino nero, impersona la signora per bene, assolutamente di classe.
Cinzia Felicetti nel suo saggio “ Assolutamente glam!” è d’accordo nel definire questo capo principe del guardaroba femminile la “Ford della moda”.
Si dice che il tubino nero venne inventato da Coco Chanel, col nome di Petit noir, per creare un abito adatto a qualsiasi circostanza.
E forse neppure Madame Gabrielle avrebbe potuto immaginare, che il tubino nero sarebbe diventato un classico, quintessenza dello chic, sexy in maniera sconcertante, nel suo austero e castigato colore.
Quest’abito semplice, regalmente sottile, senza maniche, che accarezza il ginocchio, è intimamente legato a donne, diventate icone di moda ed emblema di classe, specialmente negli anni sessanta.
Audrey Hepburn lo rende immortale e lo eleva all’Olimpo una volta per tutte, vestendolo nel film “Colazione da Tiffany”.
Jacqueline Kennedy Onassis lo indossa volentieri durante le sue uscite pubbliche, magari arricchendolo con vistose spille gioiello.
Nella versione odierna, stile Kate Middleton, possiamo evitare di indossare, col Little black dress, i guanti neri, lunghi fino al gomito, con bracciale a vista.
Ma penso che questo capo si accompagni molto bene ad un filo di perle attorno al collo e ad un bracciale tennis di diamanti incolori al polso.
Mentre un paio di decolleté nere con tacco alto e sottile mi sembrano di rigore.
Se la moda oscilla tra lo stile trasgressivo e il rassicurante stile bon ton, nulla , meglio del tubino nero, impersona la signora per bene, assolutamente di classe.
Cinzia Felicetti nel suo saggio “ Assolutamente glam!” è d’accordo nel definire questo capo principe del guardaroba femminile la “Ford della moda”.
Si dice che il tubino nero venne inventato da Coco Chanel, col nome di Petit noir, per creare un abito adatto a qualsiasi circostanza.
E forse neppure Madame Gabrielle avrebbe potuto immaginare, che il tubino nero sarebbe diventato un classico, quintessenza dello chic, sexy in maniera sconcertante, nel suo austero e castigato colore.
Quest’abito semplice, regalmente sottile, senza maniche, che accarezza il ginocchio, è intimamente legato a donne, diventate icone di moda ed emblema di classe, specialmente negli anni sessanta.
Audrey Hepburn lo rende immortale e lo eleva all’Olimpo una volta per tutte, vestendolo nel film “Colazione da Tiffany”.
Jacqueline Kennedy Onassis lo indossa volentieri durante le sue uscite pubbliche, magari arricchendolo con vistose spille gioiello.
Nella versione odierna, stile Kate Middleton, possiamo evitare di indossare, col Little black dress, i guanti neri, lunghi fino al gomito, con bracciale a vista.
Ma penso che questo capo si accompagni molto bene ad un filo di perle attorno al collo e ad un bracciale tennis di diamanti incolori al polso.
Mentre un paio di decolleté nere con tacco alto e sottile mi sembrano di rigore.
martedì 23 ottobre 2012
Il bracciale Tennis
Tra le tante proposte gioiello amate dalle donne, il “bracciale tennis” è senz’altro una delle più gettonate, per la sua semplicità e raffinatezza.
Il valore commerciale dipende ovviamente dal budget, che abbiamo a nostra disposizione.
Può essere indossato, nelle giuste proporzioni, sia con un outfit da sera, sia con un outfit da giorno, sportivo o classico, in tutte le occasioni della giornata, esso dà comunque un’aria di classe e glamour allo stesso tempo alla persona, che lo indossa.
E’ un accessorio ideale quindi per la vita frenetica di oggi.
Prima del 1987 il bracciale tennis era chiamato “eternity bracelet”.
E’ un classico della gioielleria, il bracciale flessibile a rivière di diamanti.
Una volta messo sul polso, ne esce una fila di brillanti senza inizio né fine, a simboleggiare l’eternità dell’amore.
E’ un regalo che i signori uomini dovrebbero tener presente per le loro metà.
Nel 1987, durante una partita degli US OPEN, la tennista americana Chris Evert, poi diventata il numero uno, perse improvvisamente il suo bracciale di diamanti, disegnato dal gioielliere egiziano George Bedeu.
Chris Evert, che chissà perché indossava in quel momento una tale preziosità, chiese che la partita fosse momentaneamente sospesa, per recuperare i diamanti sparsi sul campo.
Questo episodio venne ripreso in diretta dalla TV e si trasformò in una efficace pubblicità per questo tipo di bracciale, che da allora venne definitivamente chiamato bracciale tennis.
Da quel momento iniziò la moda delle tenniste, come Gabriela Sabatini e Serena Williams, di indossare gioielli preziosi e particolari durante i match.
Oggi di bracciali tennis in commercio ne esistono una marea, siano di diamanti veri o falsi, zirconi, swarovski ecc., di qualsiasi tonalità e colore o dimensioni.
La montatura può essere di oro bianco, giallo, argento o metallo.
Le gemme chiare con montatura bianca rendono il gioiello passepartout.Il valore commerciale dipende ovviamente dal budget, che abbiamo a nostra disposizione.
giovedì 18 ottobre 2012
Bracciali mania
Un must have di quest’estate-autunno sono i bracciali.
I bracciali Cruciani, in particolare, che traggono ispirazione dalla raffinata tradizione italiana, ormai quasi in via di estinzione, sono delle creazioni in filo “Macramé”.
Sono diventati un vero e proprio cult.
Inizialmente portati dalle fashioniste della rete, si sono poi diffusi tra le altre ragazze.
Oggi li indossano sia uomini che donne.
Sono diventati un vero e proprio cult.
Inizialmente portati dalle fashioniste della rete, si sono poi diffusi tra le altre ragazze.
Oggi li indossano sia uomini che donne.
Non esenti da questo trend sono state le celebrities italiane come Belen Rodriguez, Federica Panicucci, Aida Yespica, che li sfoggiano ai loro polsi come portafortuna o bracciali dell’amore, a secondo delle forme e dei colori.

Non esenti da questo trend sono state le celebrities italiane come Belen Rodriguez, Federica Panicucci, Aida Yespica, che li sfoggiano ai loro polsi come portafortuna o bracciali dell’amore, a secondo delle forme e dei colori.
Ultima tendenza, è di abbinare i bracciali Cruciani ai coloratissimi OPS OBJECT, o, per le più abbienti, ai più costosi Tiffany.
Ma c’è anche chi si ingegna, e con perline e fili colorati, si costruisce degli originalissimi bracciali.
L’importante è accostarne sul polso tanti e di tante forme, colori e materiali.
L’importante è accostarne sul polso tanti e di tante forme, colori e materiali.
domenica 7 ottobre 2012
Teniamo ancora un pò di estate sul volto con bareMinerals Wanderlust Beach Collection
Durante
tutta l'estate mi sono truccata colle polveri minerali.
Leggere,
facili da stendere, ideali per pelli miste o quando la pelle è incline a
sudare, le polveri minerali si legano bene al sebo della pelle del viso,
aderiscono in maniera naturale e truccano senza appesantire.
Alla
sera si levano facilmente e non lasciano ostruiti i pori della pelle, anzi se
ne prendono cura con i benefici degli elementi minerali. Ancora per un pò continuerò ad usare Wanderlust Beach Collection, un kit di bareMinerals, che esalta l'incarnato del viso, ancora scaldato dal sole.
Con
Tidal Wave Eye Colour, un ombretto di color verde tenue, coloro lievemente
tutta la palpebra superiore fino alla sopraciglia, per donare luminosità
all'occhio.
Con
Cabana Eye Colour, un ombretto toffee dorato, coloro la parte inferiore della
palpebra fino alla radice delle ciglia.
In
tal modo dò profondità all'occhio.
Con
Round The Clock Eyeliner, di color camoscio scuro, senza premere, definisco il
contorno occhi superiore ed inferiore e anche la rima palpebrale interna
inferiore.
Alle
volte sulla rima palpebrale superiore esterna, traccio, sopra la riga marrone,
un'altra riga blu.
In
tal modo l'occhio è ben definito, profondo, ma luminoso.
Scaldo
poi le guance con Radiance Chic All-Over, un fard cannella, che rinvigorisce
quel pò di abbronzatura, che si sta perdendo.
Sulle
labbra metto Natural Lipgloss-Champagne Iced, di un rosa discreto ma elegante,
che, come tutti i gloss di bareMinerals, è morbido e non appiccicoso.
Iscriviti a:
Post (Atom)




















